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Etnopsichiatria
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Etnopsichiatria
 
Che cos'è l'Etnopsichiatria?
L'Etnopsichiatria clinica nasce dalla scuola francese di Tobie Nathan, psicologo, che ha applicato in campo psicoterapeutico le teorie dell’etnologo Georges Devereux, riconosciuto come il fondatore dell’impianto teoretico dell’etnopsichiatria (Nathan, T., 1996).
L’etnopsichiatria clinica di Nathan ha portato alla messa in discussione dei normali sistemi di cura psicoterapeutici e alla creazione di un particolare dispositivo di cura. Con il tempo, questo approccio ha portato alla evoluzione dei dispositivi terapeutici che vanno verso la contaminazione dei saperi.
Il termine Etnopsichiatria è composto da tre parole greche:
Etnos che significa razza, tribù, stirpe, famiglia, ma anche provincia, territorio, e indica la dimensione locale, particolare, di una parte rispetto a un tutto.
Psichè che significa soffio vitale, spirito.
Iatrèia che è l’arte di prendersi cura.

 

Per Etnopsichiatria si intende, quindi, la disciplina che pratica e studia l’arte del prendersi cura della “psiche” in territori e gruppi umani specifici e definiti.

Considerando che la psicologia e la psichiatria classiche inevitabilmente rispecchiano la cultura dominante, l’etnopsichiatria si occupa invece delle nuove minoranze socio-culturali, dei loro bisogni e delle difficoltà di individuazione e integrazione nelle culture che le inglobano.

Secondo i suoi teorici, la clinica etnopsichiatrica dovrebbe essere caratterizzata da:

sensibilità metodologica nei confronti della sofferenza e della domanda di aiuto proveniente dagli immigrati
analisi dei particolari contesti storici e culturali dai quali provengono gli immigrati
esplorazione dei diversi saperi e delle pratiche terapeutiche di altre società, mantenendo un atteggiamento di apertura mentale, flessibilità e onestà intellettuale
disponibilità all’autocritica dei propri modelli psicologici e psicoterapeutici