La
risposta è no.
Tutte le principali organizzazioni di igiene mentale
sono d’accordo nell’affermare che l’omosessualità
non è una malattia.
Nel 1973 l’American Psychiatric Association ha
eliminato l’omosessualità dal Diagnostic
and Statistical Manual of Mental Disorders. Al momento
l’omosessualità viene considerata un “orientamento
sessuale non patologico”.
Cos’è l’orientamento
sessuale?
L'orientamento
sessuale è una espressione che si usa per descrivere
l’attrazione sessuale, emotiva e sentimentale
di qualcuno nei confronti di qualcun altro. A seconda
dell’orientamento sessuale gli individui possono
essere classificati in eterosessuali, bisessuali o omosessuali.
Quali sono le cause dell’omosessualità?
Non
si sa ancora cosa determini l’orientamento sessuale.
I vecchi pregiudizi secondo cui l’omosessualità
sarebbe il frutto di dinamiche familiari disturbate
o di un errato sviluppo psicologico non sono più
considerati validi. Al momento si svolgono molte ricerche
sulle cause biologiche dell’omosessualità,
ma ancora non esistono prove scientifiche certe a supporto
di questa ipotesi.
È possibile cambiare il proprio
orientamento sessuale (“guarire dall’omosessualità”)?
Non esistono prove scientifiche che supportino l’efficacia
di un trattamento mirato a cambiare l’orientamento
sessuale. Sono ben noti invece i rischi potenziali di
tale trattamento: tra gli altri, depressione, ansia,
comportamento auto-distruttivo. Un simile tipo di terapia
parte, infatti, dalla tesi che l’omosessualità
sia uno stato non desiderabile (o addirittura una malattia),
rinforzando così il senso di odio per se stesso
che il paziente omosessuale può già provare.
Un giusto approccio terapeutico deve invece aiutare
il paziente omosessuale ad accettare serenamente il
proprio orientamento sessuale e a integrare pienamente
tale orientamento nella propria personalità,
sviluppando una positiva immagine di sé e superando
i pregiudizi anti-gay instillati in lui dalla società.
Cos’è il coming out?
Con questo termine inglese si descrive il momento in
cui un individuo identifica se stesso apertamente come
omosessuale. Il coming out non è un processo
univoco, ma dura nel tempo e varia da persona a persona.
Ci sono individui che hanno fatto il coming out al lavoro,
ma non nei confronti dei propri familiari, altri che
lo hanno fatto solo nei confronti dei propri amici più
intimi, altri ancora che sono apertamente gay. Ovviamente
è un processo molto importante, che coinvolge
non solo l’individuo omosessuale, ma anche le
persone che gli sono intorno, offrendo a tutti un’opportunità
di grande crescita emotiva.
Come reagiscono i genitori al coming
out dei propri figli?
Le reazioni possono essere molto diverse da famiglia
a famiglia. In genere all’inizio i genitori sono
preoccupati per il benessere del figlio, in quanto membro
di una minoranza fortemente stigmatizzata. Inoltre possono
avere paura di diventare a loro volta oggetto di quello
stesso stigma e tendono perciò a nascondere l’omosessualità
del figlio ad amici e parenti. In Italia l’AGEDO
(Associazione Genitori di Omosessuali) si occupa di
questa materia da diversi anni. Spesso una psicoterapia
cognitivo-comportamentale che coinvolga la famiglia
può essere di grande aiuto per superare questo
momento di forte impatto psicologico ed emotivo, trasformandolo
in un’occasione di arricchimento e di crescita
per tutti i suoi membri.
Quali sono i principali problemi che
gay e lesbiche devono affrontare?
Come per gli altri individui, anche per i gay e le lesbiche
i problemi possono essere molteplici dal momento che
dipendono da fattori quali: età, sesso, stadio
di sviluppo personale, grado di scolarizzazione, livello
economico e culturale, ecc. Tuttavia, la maggioranza
delle persone omosessuali si trova ad affrontare in
primo luogo il medesimo problema: quell’insieme
di atteggiamenti, pensieri e comportamenti discriminatori
a cui diamo il nome di omofobia.
Com’è noto, nonostante i notevoli progressi
degli ultimi anni, l’omofobia è ancora
molto forte in Italia, a tutti i livelli sociali. Tutto
questo si traduce in una grande difficoltà per
l’adolescente omosessuale che non trova modelli
positivi di riferimento, per l’adulto omosessuale
che affronta ogni giorni i diversi problemi professionali,
sociali e personali dovuti all’omofobia. Inoltre
avviene di frequente che parte di questi messaggi negativi
vengano interiorizzati dall’individuo omosessuale,
causandogli delle ulteriori difficoltà nel vivere
serenamente la propria vita.